Lo sport italiano nuovamente in lutto: addio ad uno storico volto che ha scritto pagine importanti di una disciplina

Un altro esponente dello sport italiano che se ne va. Abbiamo appena dato l’ultimo saluto a Beppe Savoldi, storico attaccante che ha costruito una buona fetta della sua carriera al Napoli con l’etichetta di “Mister 2 miliardi” per il costo speso dai partenopei, che già siamo costretti a dare l’ultimo saluto ad un altro protagonista.
Un 2026 che proprio non dà tregua, che in pochi mesi ha già portato via diversi sportivi ed esponenti che hanno scritto pagine importanti dello sport italiano. Proprio come accaduto anche nel 2025, che nel mese di dicembre ha portato via Nicola Pietrangeli, colui che può essere considerato un monumento nazionale per quanto riguarda il tennis.
Stavolta è il ciclismo a piangere un grande protagonista. Ci ha salutati ad 89 anni Carmine Castellano, avvocato ma soprattutto una figura storica del Giro d’Italia, patron della Corsa Rosa dopo Armando Cougnet che fece nascere la corsa nel 1909 e Vincenzo Torriani con cui collaborò dal 1974 per le tappe in Campania e nel Sud Italia.
Lutto nello sport, addio ad un grande protagonista del ciclismo
Castellano, per tutti Elo, è stato direttore unico della corsa dal 1993 al 2005 anche se già dal 1989 la sua mano era presente eccome a causa delle condizioni di salute di Torriani. Sempre elegante e sorridente, impossibile dimenticare il suo legame molto stretto con Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport.

Dalle menti geniali dei due nasce il via da Atene dell’edizione 1996 del Giro d’Italia mentre a Castellano si deve la scoperta del Mortirolo, entrata nella Corsa Rosa a partire dal 1990 e resa celebre da Pantani quattro anni più tardi. Ad “Elo” si deve anche lo sterrato del Colle delle Finestre ed il Monte Zoncolan in Friuli.
E la mano di Castellano è visibile anche nel Trofeo senza Fine, la coppa voluta da lui stesso per identificare la corsa rosa: introdotto nel 2000, l’anno del Giubileo, il primo a vincerlo fu Stefano Garzelli.
Nato il 7 marzo 1937 in provincia di Napoli, a Sant’Agnello per la precisione, la penisola sorrentina era una parte importante nei tracciati da lui disegnati, che fosse la Tirreno-Adriatico oppure il Giro. Appassionato di ciclismo, inizia la sua avventura nel mondo delle due ruote con l’organizzazione di un campionato nazionale dilettanti; da qui la chiamata alla responsabilità tecnica del comitato di tappa dell’ottava frazione del Giro d’Italia del 1974, la Potenza-Sorrento.
La conoscenza con Torriani diventandone il referente per le tappe del Sud è una logica conseguenza così come il trasferimento a Milano ed un ruolo sempre più fondamentale per quanto riguarda il Giro.
Castellano vive i decenni del dominio del ciclismo italiano nel mondo: da Bugno e Chiappucci ad Argentin e Fondriest, fino a Cipollini, Pantani e Bettini. L’arrivo al Giro di Miguel Indurain, il grande Navarro che illumina le due edizioni del 1992 e 1993. E poi Marco Pantani, per tutti il Pirata, che rivoluziona il Giro e il ciclismo, e porta una nuova aria alle corse. Pantani sboccia nel 1994 con i trionfi a Merano e poi all’Aprica, e il Giro tocca anche in televisione vette inarrivabili di ascolti. Marco è stato amatissimo da Castellano.
Castellano, però, era in grado anche di utilizzare il pugno duro quando necessario. Emblematico quanto accadde nel 1998 alla Tirreno-Adriatico: Castellano si sentì preso in giro dal gruppo che era andato fuori tempo massimo alla seconda tappa per una protesta strisciante e mandò a casa 125 corridori, se ne salvarono solo 47.





